Riduzione del consumo di suolo: una legge poco coraggiosa.
categoria: suolo/dissesto e rischio normativa nazionale - 18/12/2013


La legge riconosce il suolo quale “bene comune” e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici anche in funzione della prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

 -ddl di contenimento del consumo del suolo - 2 dic. 2013


È ricordato che le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio, di contenimento del consumo di suolo e di sviluppo territoriale sostenibile sono definite e coordinate dalla pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica.
Il termine temporale è il 2050, in linea con il 7°PAA anche se non viene in alcun modo richiamato.
L'obbligo della priorità al riuso riguarda esclusivamente le opere pubbliche, è previsto che anche le opere non soggette a VIA debba essere indicata, in sede di approvazione della progettazione definitiva, una valutazione  delle alternative localizzative.
Si prevede l'istituzione di un Comitato per il monitoraggio della riduzione di consumo del suolo a livello nazionale e della complessiva applicazione della legge; sia la dislocazione del Comitato, presso il Ministero  delle politiche agricole alimentari e forestali, che le indicazioni operative, tale organismo definirà le modalità tecnico operative per la raccolta dei dati, confermano soprattutto un'ottica agricola.
Entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge, le Regioni dettano disposizioni ai Comuni per orientare l'iniziativa di “rigenerazione urbana” anche mediante l'individuazione delle aree inutilizzate o suscettibili di recupero, nonché di prioritaria utilizzazione  a fini edificatori.
I Comuni inadempienti si vedranno vietato qualsiasi intervento, privato pubblico o produttivo, che comporti consumo di suolo inedificato.
I dati rilevati dicono che in Italia, dal 1956 al 2010, si sono cementificati 100ettari di superficie libera al giorno, il terreno edificato e, quindi, sottratto all'agricoltura è aumentato del 166% passando dai 18milioni di ettari di aree coltivate a meno di 13milioni.
La legge, dunque, si propone di arrestare tale trend conservando la vocazione agricola dei suoli e di contribuire alla tutela del paesaggio, inteso sia come componente fondamentale dell'assetto morfologico del territorio che come testimonianza culturale dell'interconnessione fra elementi naturalistici e antropici caratterizzante la nostra civiltà.
Resta confermata la valenza del Piano paesaggistico, essendo una co-pianificazione operata per accordo fra Stato e Regioni e non avendo alcuna valenza di posterius  rispetto agli atti di determinazione dei limiti di consumo del suolo.
L'indicatore di verifica dell'effettività della legge è l'andamento statistico della quantità di suolo edificato, nel medio periodo si prevede una diminuzione della cementificazione e un aumento del recupero dei nuclei urbani, mentre nel lungo periodo potranno esserci risultati  per la salvaguardia  del paesaggio, si prevede un aumento dell'approvvigionamento con maggiori risorse agricole e una maggiore tutela dell'assetto idrogeologico.
Le motivazioni, pur forti, che hanno portato a questo testo di legge non sono state sufficienti per estendere le norme al settore privato adducendo la risibile motivazione del “non aggravio procedurale”, in realtà essendo del tutto mancata la volontà politica di delineare un modello di sviluppo sostenibile intaccando gli estesi interessi del settore immobiliare.