Agenzia europea dell'ambiente: bioenergia deve essere più efficace e a minor impatto ambientale
categoria: energia e clima/gestione risorsa e risparmio e buone pratiche info - 14/01/2014


Il Report N.6/2013 - EU bioenergy potential from a resource efficiency perspective, dell'Agenzia europea dell'ambiente sottolinea i punti critici, sia di sostenibilità che di efficienza, della produzione di bioenergia e rivede al ribasso il potenziale prodotto rispetto alle stime del 2006.

 Report N.6/2013 - EU bioenergy potential from a resource efficiency perspective


Si ribadisce che l'utilizzo delle biomasse per l'energia è una parte importante del mix energetico da fonti rinnovabili, ma allo stesso tempo si sottolinea che la produzione di bioenergia dovrebbe seguire i principi di efficienza delle risorse comunitarie, aumentando la possibilità di estrarre energia dallo stesso materiale in ingresso ed evitando effetti ambientali negativi.
Il rapporto riguarda principalmente il potenziale di energia da produzione su terreni agricoli, anche se l'analisi globale comprende nell'insieme la produzione derivante dalle foreste e le biomasse di scarto.
Nel 2010 la bioenergia ha rappresentato circa il 7,5 % dell'energia utilizzata nella UE, la previsione è di un aumento al 10% entro il 2020, pari dunque a circa la metà dell'intera produzione di energia da fonti rinnovabili prevista dai Piani energetici degli Stati membri.
Emerge quindi, la necessità di politiche che portino a una riduzione dell'utilizzo del suolo, in particolare del suolo agricolo, e di altre risorse per produrre un'unità di bioenergia e che contengano gli effetti ambientali.  Secondo il SEE l'utilizzo energetico più efficiente per la biomassa, così come per  i biocarburanti di “seconda generazione”, è quello per il riscaldamento e la produzione di elettricità. I biocarburanti di prima generazione, come quelli ricavati dalla colza o dal frumento, utilizzati per il trasporto hanno una resa poco efficiente.
La relazione dimostra che l'attuale mix di colture energetiche non è favorevole per l'ambiente, quindi è necessario introdurre un mix più ampio di colture per ridurre l'impatto ambientale includendo, ad esempio, anche le colture perenni, che non vengono raccolte annualmente, o le erbe di energia o le piantagioni a breve rotazione. Questo per evitare di ridurre il “servizio ecosistemico" fornito dai campi agricoli, con la loro azione di prevenzione delle inondazioni e di filtraggio dell'acqua.
La bioenergia è spesso considerata “carbon neutral”, dando per acquisito l'equilibrio con la stessa relazione dell'anidride carbonica liberata nella combustione che si suppone venga compensata dalla CO2 assorbita durante la crescita delle piante.  Il rapporto sottolinea come, in realtà, i cambiamenti indiretti conseguenti alle colture energetiche eliminino qualsiasi riduzione di gas serra, e questo principalmente per la messa in produzione di terreni precedentemente non utilizzati, con rischi conseguenti anche per la biodiversità.
L'utilizzo degli alberi a fini energetici può avere un effetto negativo sul clima, considerato il tempo di ricrescita necessaria a ricatturare la quantità di CO2 rilasciata nell'utilizzo per la produzione di energia; tale “debito di carbonio”, invece, non si avrebbe utilizzando altre biomasse forestali, come ad esempio i sottoprodotti forestali o gli scarti della filiera del legno e della carta.
I rifiuti organici e i residui agricoli o forestali sono una materia prima molto più efficiente di altri tipi, in quanto non aggiunge pressione sul suolo e sulle risorse idriche e offre risparmi piuttosto elevati di gas serra.
I paesi con il maggiore potenziale di bioenergia agricola, stimata al 2020, sono: Francia, Germania, Spagna, Italia, Polonia e Romania.