Rapporto ISPRA: la biodiversità che non sappiamo tutelare
categoria: economia/info - 27/02/2014


Il Rapporto ISPRA n.194/2014 “Specie e habitat di interesse comunitario in Italia: distribuzione, stato di conservazione e trend” rileva la perdita di biodiversità con uno stato di conservazione “cattivo o inadeguato” per il  50% delle specie vegetali, il 51% degli animali e il 67% degli habitat (tra quelli di interesse comunitario).

 -Rapporto ISPRA n.194/2014



Il trend è giudicato positivo con una situazione che, per circa la metà delle specie vegetali e degli habitat, sembra essere stabile o in miglioramento.
La situazione italiana è definita di “interesse strategico per l’Europa”, ciò significa che l’eventuale scomparsa nel nostro paese di alcune specie, e quindi una diminuzione o perdita di biodiversità, corrisponderebbe a un’estinzione a livello globale.
Gli esempi più immediati sono: i 40-50 esemplari di orso bruno marsicano, numero che è ritenuto soglia limite per la sopravvivenza della specie nel medio-lungo periodo; le varie specie di pipistrelli  minacciate dall'alterazione delle aree agricole e dall'utilizzo dei pesticidi; il 40% degli anfibi  in uno stato non favorevole e le tartarughe palustri in una situazione critica per l'introduzione di specie esotiche.
Particolarmente grave la situazione dei pesci, sia di fiume che di lago, per l'introduzione di specie a fini di pesca,  mentre le specie vegetali in maggiore sofferenza si trovano in Sardegna, regione con una ricca biodiversità per i numerosi endemismi.  
Infine, il 27% degli habitat è in un cattivo stato di conservazione  e il 40% in uno stato inadeguato; la situazione peggiore riguarda le dune, su cui fortissima è la pressione antropica conseguenza della mancata gestione delle zone costiere, e le torbiere da cui dipende la sopravvivenza di specie rarissime e uniche in Europa.